Blog in pausa per stesura tesi. Non vedo l'ora di tornare da voi, mi mancate Whispers!

giovedì 25 aprile 2013

I Capitolo

Come si suol dire chi non muore si rivede, dopo mesi nei quali ne sono successe di tutti colori ho deciso di tornare, saltuariamente tornerò a postare qualcosa sul blog. Ora vi lascio con la bozza del primo capitolo di un racconto che ho incominciato, al momento ho buttato giù solo l'inizio in attesa di ispirazione.
Un bacio.

Damien Harmon aveva un ottimo impiego in uno degli studi legali più rinomati della città ed una famiglia meravigliosa: la sua vita era perfetta. Era il 24 agosto, il giorno del suo 34° compleanno. Al mattino la prima cosa che faceva era baciare dolcemente la guancia della moglie, Ester, che al tocco delicato di quelle labbra che tante volte aveva assaporato, si destava dal sonno per regalare al marito un buongiorno carico di passione. Appena si alzava Damien si recava nella cameretta della figlia Matilda di solo 7 anni, appoggiato allo stipite della porta la guardava dormire, ogni volta dinanzi a quella scena rimaneva senza fiato, quello era per lui lo spettacolo più bello che l’universo potesse offrirgli. A passi lenti si avvicinava al letto della sua piccola, e con un tocco leggero delle dita le accarezzava i capelli, lei a volte non si accorgeva di nulla, altre volte invece si svegliava, guardando il padre con i suoi occhietti assonnati ed un pò imbronciata perché il suo sogno era stato interrotto sul più bello, poi quell’espressione si scioglieva in un tenero sorriso. Tutti e tre insieme facevano colazione, poi Damien accompagnava Titti (la piccola quando ancora non sapeva parlare bene era solita dire di chiamarsi così) a scuola e si recava alla studio per passarvi tutta la giornata. Quella sera la famiglia Harmon stava andando in un lussuoso ristorante per festeggiare il compleanno di Damien. Erano l’incarnazione della felicità. La piccola era entusiasta del suo nuovo abito a fiori e moriva dalla voglia di rivelare al padre la sorpresa, che lei e la madre avevano in serbo per lui. La gioia aveva dipinto sui loro volti sorrisi raggianti. Gli occhi del festeggiato guardavano dallo specchietto retrovisore la figlia che con la sua vocina acuta intonava ”Tanti auguri”. Dopo aver parcheggiato scesero dall’auto, i genitori tenevano la piccola per mano sollevandola di tanto in tanto. Della musica proveniva da un appartamento e Titti, liberandosi dall’affettuosa presa di mamma e papà, si mise a correre ed iniziò a ballare per la strada.  Ester raggiunse la figlia e mentre il semaforo era verde, attraversarono sulle strisce a passo di danza, poi sollevò la piccola in braccio e continuarono a canticchiare, mentre Damien aveva rallentato per godersi la scena. Nessuno avrebbe mai potuto credere che una tragedia si sarebbe abbattuta su di loro, travolgendoli come un tornando che non lascia scampo. Tutto accadde in una frazione di secondo, il tempo di un battito di ciglia.

Un’automobile le travolse passando col rosso. L’allegria svanì nel nulla, le risate lasciarono il posto ad un silenzio colmato unicamente dal suono del motore della macchina del pirata della strada, che era andato a sbattere contro la saracinesca di un negozio. Tanti sogni e progetti per il futuro si frantumarono in quella notte di fine estate. Quando Damien istintivamente ebbe il desiderio di urlare, non riuscì ad emettere alcun suono, le lacrime iniziarono a rigargli il volto, come lava rovente gli bruciarono la pelle. L’angoscia e il terrore avevano tessuto una trappola intorno al corpo dell’uomo che non riusciva a muovere alcun muscolo. Poi l’adrenalina iniziò a riversarsi nelle vene, doveva fare qualcosa. Corse verso le sue donne. La moglie fu quella che raggiunse per primo: i capelli corvini erano imperlati di sangue, il volto era privo di colorito. Damien in preda al panico iniziò ad accarezzarle la guancia, posò l’indice ed il medio all’altezza della clavicola per vedere se c’era il battito: era viva. Un’ombra di sollievo si insinuò in lui. Si inumidì le labbra con la saliva, solo dopo alcuni versi gutturali riuscì a formulare qualche parole:

- Amore, svegliati tesoro.. - la voce era un sussurro velato da un briciolo di dolcezza. Le palpebre tremanti della donna si sollevarono ed i suoi occhi marroni incrociarono quelli del marito, riuscì a dire solo una parole - Matilda.. - pronunciato quel nome richiuse gli occhi ansimando. -Ester rimani sveglia ti prego, non ti addormentare.. - il cuore di Damien aveva intrapreso una corsa furiosa, da un momento all’altro sembrava potergli uscire dal petto. -Mat.. - parlò nuovamente, come se quelle tre lettere le avesse pronunciate nel sonno. Quel viso giovane sembrava invecchiato di colpo, come se il peso di dieci anni si fosse riversato su di lei. Il tempo di un debole bacio e l’uomo fu dalla sua piccola, che dopo l’impatto era stata sbalzata più in là, si inginocchiò accanto a lei in preda ad una crisi di pianto. Appena il suo sguardo si fu posato su quell’angioletto si rese conto che la situazione era critica. Malgrado il presentimento di Damien, sembrava che Titti stesse dormendo serena, il rosso del sangue sembrava essere il residuo di un pomeriggio passato a colorare, come se si fosse macchiata con i pennarelli. L’uomo aveva paura di muovere la piccola, come se il minimo movimento potesse mandarla in pezzi. Ripeté ciò che aveva fatto poco prima, posò la mano sulla gola della figlia: ma questa volta non sentì nulla. Fu come se il suo cuore si fosse fermato come quello di Matilda, l’idea di perderla gli fece mancare l’aria: si passò una mano sulla fronte imperlata di sudore.

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