lunedì 13 maggio 2013

II Capitolo

Ester aveva riperso conoscenza, il suo cuore non avrebbe retto alla scena straziante che aveva luogo a pochi passi da lei.

Quella bambina riversa sull’asfalto era il frutto di un amore sincero, che quella stessa notte era mutato per sempre. Quando Ester si sarebbe risvegliata avrebbe visto il suo mondo ridotto ad un cumulo di macerie.

Damien con tutto il fiato che aveva in gola iniziò ad implorare aiuto in preda alla disperazione, un paio di passanti si fermarono e chiamarono i soccorsi. L’uomo scostò alcune ciocche impregnate di sangue dal volto della figlia, poi posò entrambe le mani sul petto della bambina ed iniziò a premere, non aveva mai fatto corsi di primo soccorso, mise in pratica movimenti visti e rivisti alla televisione. Non poteva rassegnarsi, non poteva credere che il suo incubo peggiore stava divenendo realtà.

- Piccola, gioia mia non lasciarmi, non posso perderti..Tu e la mamma dovete ancora mostrarmi la sorpresa- la voce trasudava di angoscia, sfumature di conforto erano incastonate tra le parole, sembrava quasi che Damien volesse rassicurare la sua bambina che sarebbe andato tutto bene, che era solo prigioniera di un brutto sogno e che presto il suo amato papà l’avrebbe salvata. La piccola Matilda però non era prigioniera dell’universo di Morfeo, lei oramai si era congedata da questo mondo. Mai più le sue risate sarebbero state la colonna sonora della vita di Damien. Mai più i suoi occhioni da cerbiatto lo avrebbero fatto cedere a qualche sua bizzarra richiesta. Mai più la sua voce squillante lo avrebbe chiamato ”Papà..”, il suono di quella parola iniziò a risuonargli nella mente, quelle quattro lettere gli scivolarono dalla mente fino a conficcarsi nel cuore come lame taglienti. Le lacrime continuarono a scendere, solcando le rughe di un volto che fino a qualche attimo prima aveva visto i suoi lineamenti rilassarsi in ampi sorrisi. La rassegnazione iniziò a farsi largo nel suo animo, la consapevolezza di averla persa gli stava consumando l’anima, le ossa, la carne.

Damien con gli occhi iniettati di dolore, il volto oramai privo di colorito, prese il corpicino della piccola e se lo portò sulla ginocchia, come quando la portava via, oramai addormentata, dalle braccia della madre e la portava nella sua cameretta. La testolina bionda l’accostò al suo petto, all’altezza del cuore, che batteva il ritmo della fine, poichè quella notte non era morta solo una bambina, ma anche un uomo. Padre e figlia non c’erano più. Damine Harmon aveva cessato di esistere, mentre cullava Matilda la sua umanità lo stava abbandonando, non poteva immaginare la sua esistenza senza di lei. Il solo pensiero che non l’avrebbe vista crescere, che non avrebbe mai provato gelosia nei confronti di uno dei suoi fidanzati, che non l’avrebbe vista passare ore sui libri, che non l’avrebbe mai accompagnata all’altare gli fece mancare l’aria. Sembrava stesse per soffocare, forse l’universo voleva farlo soccombere insieme a lei, forse qualcuno lassù si era reso conto che era troppo crudele farlo sopravvivere a lei.

Matilda aveva ancora tutta la vita dinanzi a se, doveva diventare adolescente e conoscere il primo amore, doveva diventare una donna e crearsi una famiglia e poi doveva vedere la sua folta chioma divenire argentata e poi sarebbe dovuta morire nel suo caldo letto, avvolta dall’affetto dei tanti che l’avevano conosciuta ed amata.. Ma ciò non sarebbe accaduto perchè Matilda Harmon non avrebbe avuto un futuro, sarebbe rimasta per sempre un’innocente bambina, la sua tenera bellezza infantile sarebbe rimasta impressa nella mente di tutti coloro che si erano imbattuti in quella vispa bambina di soli 7 anni che ora non c’era più.

Damien mentre avvolgeva la piccola fra le braccia tremanti, continuò a singhiozzare ed a sussurrare per l’ultima volta la ninna nanna che tante volte le aveva cantato. Il suo sguardo solleticava silenziosamente quel volto angelico, un lieve rossore ancora coloriva le gote della bambina, mentre il calore del suo corpo stava fluendo via.

Nel frattempo si sentì il rumore della sirena delle ambulanze, la prima coppia di paramedici si diresse verso Ester, l’altra verso Matilda. I soccorritori provarono a domandare qualcosa a Damien su quanto successo, ma lui sembrava non sentirli, come se fosse solo con lei, come se con quel dolce e straziante abbraccio volesse dirgli che non l’avrebbe mai lasciata. Però, la promessa che le sarebbe rimasto accanto per l’eternità non poteva più mantenerla, quello era il loro addio.
I paramedici provarono a sottrargli la bambina, ma lui li fulminò con lo sguardo, con gli occhi sembrò quasi dirgli che se avessero osato portargliela via lui non avrebbe più risposto delle sue azioni. Poi la sua espressione furiosa lasciò il posto ad una sofferente, come un folle in preda ad un delirio disse:

- Lei è ancora così piccola, guardate come dorme.. deve rimanere con me e con sua madre, non può andare da nessuna parte senza di noi.. E se si dovesse svegliare e non trovarci? - strinse quell’esile corpicino ancora di più, immerse il volto nei suoi capelli ed ispirò l’odore del suo shampoo alla fragola. - Dovete capirmi, io non posso darvela, io non posso non rivederla più..

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