Blog in pausa per stesura tesi. Non vedo l'ora di tornare da voi, mi mancate Whispers!

venerdì 29 novembre 2013

The knight and the butterfly (2)

Buon pomeriggio gente finalmente pubblico la seconda parte del racconto, su facebook la prima parte (qui) è piaciuta ed ora sono ansiosa di sapere il vostro parere.
Fortunatamente sono riuscita a ritagliarmi un pò di tempo per la scrittura ed eccomi qui a condividere con voi la seconda parte di "The knigh and the butterfly", questa volta interamente dedicata al bel Christian.. vi confesso che nella mia mente ho associato il suo volto a quello di un personaggio celebre, ma preferisco tenervi ancora sulle spine.
Questa seconda parte non farà altro che confondervi le idee, ma servirà anche a farvi capire che non volevo copiare nessuna delle storie già sentite, visto che in altri libri o film abbiamo conosciuto di amori tragici nei quali lei è gravemente malata.
Spero di cuore che vi piaccia e che mi lasciate un vostro parere, le critiche sono ben accette.
Buona lettura.

The knight and the butterfly (2)
The storm

Christian una volta lasciato l'appartamento si appoggiò contro il gelido muro dell'abitazione, inspirò l'aria a pieni polmoni, malgrado fosse fine maggio la temperatura quella sera era piuttosto bassa.
Le parole rassegnate di Sara riecheggiavano nella sua mente, fu come se un rovo di spine crescesse dentro di lui lacerandogli la carne.
Per due settimane aveva finto che niente fosse cambiato, ma quella farsa non era più riuscito a portarla avanti. Si sentiva un mostro per essersela presa con colei che in questa situazione avrebbe pagato il prezzo più alto: la sua stessa vita. Eppure non era riuscito a contenersi, poiché tutto ciò lo stava distruggendo. Se le cose fossero andate male, e lui non riusciva nemmeno a contemplare una simile possibilità, avrebbe perso ciò che aveva di più caro al mondo: Sara.
Grazie a lei finalmente aveva trovato un posto da chiamare casa, e questo significava molto per uno che la propria casa l'aveva dovuta abbandonare quando non era che un bambino.
Era disposto a tutto pur di salvarla, persino risvegliare i fantasmi di un passato che credeva sepolto per sempre. Non c'era attimo da perdere, iniziò a correre velocemente.
La pioggia in un primo momento cadeva delicatamente, quasi impercettibile.
Poi si alzò il vento, sempre più impetuoso, sembrava che urla strazianti provenissero dalle montagne situate alle spalle di quella cittadina in riva al mare.
Un lampo illuminò la notte. Dopo fu la volta di un forte tuono, come un corno suonato pochi istanti prima di una battaglia, annunciò l'imminente temporale.
La tempesta travolse Christian: la t-shirt fradicia era divenuta una seconda pelle, le scarpe erano due pozzanghere, i capelli grondanti d'acqua si erano incollati al volto, continuamente si passava una mano sugli occhi perché le ciglia imperlate di goccioline gli impedivano di vedere bene.
Le vie erano deserte, e se pure il nubifragio poco prima avesse colto qualcuno alla sprovvista, quel qualcuno era tornato prontamente a casa.
Christian vedendo i lampioni sul lungomare lampeggiare sperava non si spegnessero, altrimenti intorno a lui non ci sarebbero state che tenebre, poiché la luna era prigioniera di una coltre di nubi scure.
Ansimante arrivò sulla passerella del porticciolo. Lì non vi erano che imbarcazioni di pescatori così fragili e mal ridotte che quella tempesta avrebbe potuto distruggerle facilmente se non ci fosse stato il muro in cemento che sorgeva dalle acque a loro protezione.
L'unica barca che stonava con le altre era la sua: una barca a vela dallo scafo blu metallico e dalle vele bianche , dono dell'uomo che per sua natura avrebbe dovuto ucciderlo ma che in realtà si era preso cura di lui, come se fosse sangue del suo sangue.
Christian saltò a bordo, si diresse subito sotto coperta dove non vi era che una cabina con letto, scrivania, un fornello con frigo ed un minuscolo bagno. Negli ultimi anni aveva vissuto lì, veleggiando in solitaria.
Da sotto al letto prese uno scrigno di metallo, lo poggiò sulla trapunta. Pensava che quel momento non sarebbe mai giunto. I suoi genitori in passato si erano augurati che il loro amato figlio non fosse costretto a rendersi visibili a coloro, che per sua fortuna, per tutti quegli anni lo avevano creduto morto.
Non poteva fare diversamente, quella era l'unica possibilità di salvare Sara.
Si tolse il laccio che aveva intorno al collo, impugnò la chiave color bronzo, ad esso legata, e la inserì nel lucchetto, quando la ruotò nella serratura si sentirono molteplici ingranaggi muoversi sotto la superficie metallica. Una volta sollevato il coperchio vide che al suo interno non vi era niente ma sapeva che quello non era nient'altro che un trucco.

- Feris mostrati – era la seconda volta che pronunciava quel nome, la prima volta lo aveva detto la sera della cerimonia della vocazione, quando un potere immenso lo aveva investito. Quel potere, però, non lo aveva mai sviluppato, poiché per salvare la sua vita e quella di molti altri, aveva dovuto rinunciare all'addestramento e rinnegare la sua vera natura.
Lui era diverso dagli altri della sua specie.
Malgrado non si fosse mai servito del suo dono l'incantesimo riuscì poiché due oggetti apparvero all'interno dello scrigno: un violino ed una scatola argentata.
Christian prese la custodia del violino tra le mani, il legame con lo strumento non era stato affatto reciso, lo percepiva chiaramente. Fu come se qualcosa che era rimasto addormentato per troppo tempo si stesse risvegliando in lui.
Quello che stava per fare lo emozionava perchè gli avrebbe consentito di riabbracciare ciò che realmente era, ma al contempo lo spaventava poiché dopo non sarebbe più potuto tornare indietro. Aveva avuto l'occasione di vivere una vita umana, ma ora si vedeva costretto a rinunciarvi. Ora doveva rinascere non per la seconda volta, bensì per la terza volta.
Preso lo strumento ed il secondo contenitore tornò sul ponte: il temporale lo investì con forza, il vento impetuoso sembrava volerlo far rotolare giù per le scale, obbligandolo a stare sotto coperta per impedirgli di rendere vano il sacrificio che i suoi genitori avevano fatto per lui.
Christian, però, la sua decisione l'aveva presa.
Scese dalla barca e si diresse sulla spiaggia deserta. Posò la custodia dello strumento lì dove le onde del mare non giungevano. Non poteva salpare con quel tempo, aveva bisogno di tutta la concentrazione possibile, e non sarebbe stato facile mantenerla con la barca in balia del mare.
Christian aprì il contenitore più piccolo. Dopo aver preso ciò che c'era al suo interno lo lasciò cadere. Stringeva tra le mani una boccetta di vetro contenete un liquido nero. L'uomo che aveva preparato quel siero appositamente per lui gli aveva raccomandato di berlo solo in caso di estrema necessità, poiché quel liquido avrebbe potuto ucciderlo. Il giovane non aveva nessuna intenzione di morire. Non avrebbe mai lasciato Sara a combattere la sua battaglia da sola, nei momenti bui che oramai si profilavano sull'orizzonte delle loro vite lui le sarebbe stato accanto. Christian era certo che sarebbe sopravvissuto.
Tolse il tappo dalla boccetta. Il contenuto aveva un odore nauseante, prima di berlo alzò lo sguardo verso il cielo che quella notte non esitava a placare la sua ira:
- Madre, padre perdonatemi – detto questo bevve il siero.
Lasciò cadere la boccetta sulla spiaggia bagnata. Sentì come se un fiume di lava si stesse diffondendo in tutto il corpo. Poi si portò entrambe le mani alla gola, non riusciva a respirare: stava soffocando.
La mancanza d'ossigeno in circolo mutò il colore del suo viso. Chiuse le palpebre con forza, cercò di ritrovare il controllo di sé focalizzandosi su un unico pensiero: Sara. Gli apparve l'immagine di lei nelle tenebre della sua mente: i boccoli castani adagiati sulle spalle, i lineamenti delicati, le labbra sottili come due petali ed egualmente così invitanti per lui. Infine guardò i suoi occhi, avrebbe preso volentieri il largo con la sua barca se il mare in tempesta da solcare fosse stato quello contenuto al loro interno. Tossì, stava riprendendo a respirare. Il bruciore diramatosi in tutto l'organismo non cessava. Un dolore tremendo proveniente dal cuore lo fece cadere in ginocchio. La mano destra stringeva la stoffa della maglia all'altezza del cuore, la sinistra premeva contro la sabbia. Sentiva il suo battito accelerato contro il palmo della mano, ed improvvisamente silenzio. Il suo cuore si era fermato. Christian era immobile, inginocchiato sulla spiaggia con il capo chino, una mano ancora sul petto. Il temporale continuava ad imperversare intorno a lui, ma niente, non si muoveva. Sembrava pietrificato.
Dopo qualche minuto il cuore riprese a pulsare. Vita, morte e vita si erano avvicendate in lui come mai prima di allora era successo ad un altro essere vivente.
L'incendio che pochi istanti prima era divampato in lui sembrò placarsi.
Chrstian sollevò le palpebre, le sue pupille prima di un marrone caldo e dai riflessi dorati erano divenute di un viola cupo. Quelli non erano occhi umani.
La trasformazione stava avvenendo in lui. Si alzò in piedi. Era pronto.

Spero di cuore che vi sia piaciuto, alla prossima :*

2 commenti:

  1. Ciao,
    ti ho trovata per caso e per caso mi sono imbattuta in questa tua storia.
    Mi è piaciuta e desiderei leggerne il seguito.
    Complimenti per la scrittura.
    Mi sono piaciuti molto i primi due capitoli.
    Attendo il prossimo.
    A presto.
    Stef

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    Risposte
    1. ciao stef sono contenta che il caso ti abbia portato sul mio blog.
      grazie di cuore dei complimenti, significa tanto sapere che qualcuno apprezza ciò che scrivo.
      spero che continuerai a seguire la storia, ci sono in serbo tante sorprese. se vuoi essere sempre aggiornata su quando pubblico i capitoli puoi seguirmi su facebook.
      a presto, e grazie ancora :)

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Ti ringrazio per aver visitato il mio blog, spero lascerai una traccia del tuo passaggio. A presto :D