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lunedì 26 gennaio 2015

Recensione: "American Sniper"

Buonasera Whispers, sono stanca morta dopo un pomeriggio trascorso sui libri, intervallato da momenti in cui mi sono incantata a fissare il vuoto per attimi eterni (cosa non si fa pur di non studiare). Ho diverse recensioni arretrate, devo smaltirle altrimenti mi sommergeranno.

American Sniper
Protagonista di American Sniper è Chris Kyle, un U.S. Navy SEAL che viene inviato in Iraq con una missione precisa: proteggere i suoi commilitoni. La sua massima precisione salva innumerevoli vite sul campo di battaglia e mentre si diffondono i racconti del suo grande coraggio, viene soprannominato "Leggenda". Nel frattempo cresce la sua reputazione anche dietro le file nemiche, e viene messa una taglia sulla sua testa rendendolo il primario bersaglio per gli insorti. Allo stesso tempo, combatte un'altra battaglia in casa propria nel tentativo di essere sia un buon marito e padre nonostante si trovi dall'altra parte del mondo.

Recensione (3-)
Calma apparente. Sudore che imperla la fronte. Cuore che si ferma. Battiti che accelerano. Dito che preme il grilletto. Proiettile che sfreccia nell'aria. Bersaglio colpito. Sangue versato su un arido terreno. 

Il vero Chris Kyle
"American Sniper" è un film che mi ha scossa, e confesso che non mi aspettavo lo stato di trance che ha seguito la visione. Andiamo per gradi.
In molti si sono accaniti su questa pellicola, definendola l'ennesimo omaggio al paese su cui sventola bandiera a stelle e strisce. Fortunatamente c'è di più: c'è Bradley Cooper, la nota positiva del film.
Clint Estwood, il regista, ha si dipinto la figura di quello che è considerato un eroe degli Stati Uniti, ispirandosi alla sua autobiografia, ma non ha taciuto su quanto realmente è successo al fronte: sui centinai di iracheni da lui uccisi, mostrando la freddezza che il cecchino doveva avere anche quando il nemico era un bambino.

Chris Kyle è interpretato da Cooper, il quale si è relazionato con un ruolo molto delicato, non mi ha per niente delusa.
Nella prima sequenza ci troviamo in Iraq, poi tramite un flashback conosciamo il Chris ragazzo, il Chris giovane uomo che sogna di diventare cowboy. Solo più tardi comprenderà che è destinato a fare molto di più. Con poche sequenze ci è stata mostrata la vita che Kyle avrebbe potuto avere se avesse continuato su questo sentiero.

Entra nel corpo speciale dei Navy Seals, prende parte al durissimo addestramento impartito dall'esercito.  Fisicamente diviene più massiccio e possente, sul volto da bravo ragazzo cresce una folta barba, che gli conferisce un'aria rude e selvaggia.
Una sera in un bar conosce l'amore della sua vita Tyla, interpretata da Sienna Miller, donna forte e coraggiosa che riesce a far fronte alle difficoltà che comporta l'avere un marito per mesi in guerra.
Ho trovato inverosimili le chiamate satellitari fatte tra i due durante missioni cruciali, messe lì tanto per (chissà se sono vere). 
La maggior parte del film è ambientata in Iraq. Le missioni di Kyle sono scandite dai vari ritorni in patria, lì dove lo aspettano la moglie ed i figli. Voglio soffermarmi su un particolare che mi ha fatta inorridire. Come mai l'ostetrica in ospedale aveva tra le braccia un bambino vero, ed i due protagonisti hanno dovuto recitare con un bambolotto? Una volta hanno ricreato la mano del fantoccio in digitale, pessima scelta. A saperlo avrei presentato il mio centenario cicciobello per il ruolo. Queste scene erano cruciali, ma invece mi è sembrato di veder giocare due adulti con un bambolotto, non sono riuscita a prenderli sul serio.


L'Iraq lo cambia irrimediabilmente. Il pensiero fisso di Kyle ad un certo punto è solo la guerra. Gradualmente perde la sua umanità, per poi riprendersela in extremis. Nel finale si rende conto di quanto gli sta accadendo, la mano non e più salda (eppure..), appoggia la fronte sul fucile per riprendersi dopo l'ennesimo colpo sparato, indugia, attende e spera di non dover uccidere un altro bambino.

Sulla conclusione non mi posso pronunciare, altrimenti farei spoiler, anche nelle ultime sequenze ho trovato qualcosa forzato mentre altro mi è piaciuto.
Eastwood ha raccontato una guerra, se pure non in modo magistrale, nei suoi aspetti più crudi.
In generale il film non è male come immaginavo dopo aver letto alcune recensioni, ma avrebbero potuto fare di più, in primis avrebbero dovuto dare spessore ai dialoghi, in alcuni punti ridicoli, e strutturare meglio le scene ambientate in patria.

Riflessione che esula dal film
Pensare che la guerra che col film abbiamo visto esclusivamente da una prospettiva: gli occhi di Kyle, si combatte a due passi da casa nostra è agghiacciante. Di questo conflitto ne sentiamo parlare durante i tg, i servizi che la riguardano oramai fanno da sottofondo alla nostra quotidianità, si ascolta passivamente le notizie senza rendersi conto di quello che realmente avviene. 
Ho un profondo senso di inquietudine dentro, anche mentre sto scrivendo questa recensione qualcuno sta premendo un grilletto nel Medio Oriente, un bambino è costretto ad impugnare un fucile, una donna piange sui cadaveri del marito e della figlia. 

Whispers per questa sera è tutto, aspetto i vostri commenti. Aggiungo solo che non avrei dato a questa pellicola delle nomination agli oscar, ma che è un film da vedere.

Buonanotte!! 

4 commenti:

  1. Purtroppo l'ho trovato davvero troppo ruffiano, e la cosa mi ha infastidito.
    Non mi è arrivato il protagonista e, nonostante sparasse e sparasse, nel mio caso, non ha beccato il bersaglio. A tratti, ho trovato pure ridicoli i dialoghi con la moglie. Possibile mai che lei lo chiamasse ogni due minuti, neanche lavorasse in Fiat? Poi non ho percepito il peso del trauma di guerra, che in un film come Brothers, al contrario, era importantissimo. Insomma. Per me, agli Oscar è fuori posto. Ma se una cosa tanto patriottica non piace agli americani...

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    1. Avevo letto la tua recensione, e mi trovi d'accordo per quanto riguarda i dialoghi. Sono andata al cinema con la curiosità di vedere se anche per me, come per diversi spettatori, questo film fosse un flop. Non si è rivelato tale, per merito di Bradley. Avrebbero potuto approfondire di più l'ambito dell'introspezione, ma mi è piaciuto. E poi non immaginavo mi toccasse così tanto.
      Comunque il fatto delle telefonate l'ho trovato assurdo, ho dimenticato di scriverlo. E' mai possibile che durante una missione di vita o di morte lui chiami la moglie?
      Concordo fuori posto agli oscar, meritava Gone Girl.

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  2. Questa pellicola secondo me ha raccontato la guerra solo secondo Chris Kyle, omettendo di dire, particolare giusto un "pochino" rilevante, come la guerra in Iraq sia stata del tutto inventata da Bush con pretesti che, a oltre 10 anni di distanza, non sono mai stati provati.
    Un film onesto non può tralasciare di dire cose del genere...

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    1. Io mi aspettavo fosse la storia del conflitto visto attraverso gli occhi di Kyle, in fondo è tratta dalla sua autobiografia. Non sono andati a fondo nelle vicende (di Bush e co), poiché si sono concentrati sul protagonista e sulla ricerca del cecchino nemico.
      Perché gli americani facciano il film che intendi tu secondo me dobbiamo aspettare ancora tanto, e non sono nemmeno convinta che tale momento arriverà mai.
      Questa è stata la storia di un uomo e della sua guerra, che nella mia personale riflessione mi ha portato a riflettere sulla vera e più grande tragedia che si combatte a due passi da noi.
      La mia fortuna è stata andare al cinema con aspettative medio - basse.
      Poi mi sono sorpresa io stessa del modo in cui mi ha scossa. Questo film ha le sue pecche, come alcuni dialoghi banali, il bambolotto e le telefonate. Non è certo da oscar, questa scelta di candidarlo è la "solita americanata".

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Ti ringrazio per aver visitato il mio blog, spero lascerai una traccia del tuo passaggio. A presto :D